sabato 3 giugno 2017

Il Giorno del Signore : DOMENICA DI PENTECOSTE - 2017

4 giugno 2017

Lo Spirito del Signore ha riempito l’universo, egli che tutto unisce, conosce ogni linguaggio. Alleluia.

VIENI, SANTO SPIRITO!

Commento - Disegno: Stefano Pachì
«OGGI hai portato a compimento il mistero pasquale » (Prefazio). La Chiesa loda il Padre perché lo Sposo è stato fedele alla sua Sposa. Cristo non ha abbandonato i suoi fedeli, ma ha inviato lo Spirito Santo, fonte zampillante per la Chiesa. Dalla Pentecoste fino alla fine dei tempi, il popolo di Dio avrà la missione di essere segno e strumento per diffondere l’Amore divino ai confini della terra e nelle profondità dei cuori. Il dono dei sacramenti rende vivo e operante Cristo attraverso i credenti: con la potenza dello Spirito Santo, Egli si fa vicino ai sofferenti e benedice la gioia dell’amore.


Fr. Gianfranco Tinello, OFMCap

sabato 27 maggio 2017

Il Giorno del Signore : ASCENSIONE DEL SIGNORE - 2017

28 maggio 2017

L’Ascensione porta a compimento il mistero pasquale di Cristo. È il suo trionfo e la sua glorificazione dopo l’apparente disfatta della passione e morte in croce. Egli però non ci ha abbandonati: è con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, con la sua presenza nella Chiesa. - Oggi si celebra la 51.ma Giornata delle Comunicazioni sociali.

«IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI», DICE IL SIGNORE

Commento - Disegno: Stefano Pachì
L’ASCENSIONE ci fa celebrare un aspetto del mistero pasquale: Cristo morto e risorto è asceso al cielo. Egli, che veniva dal Padre, ora torna al Padre per regnare glorioso. L’evento è raccontato dagli Atti (I Lettura): dopo aver rassicurato i suoi discepoli su ciò che ancora non conoscono, e aver promesso il dono dello Spirito Santo, Gesù è elevato in alto, sottratto ai loro occhi, nascosto dalle nubi. Gli angeli, che avevano annunciato la sua risurrezione, ora invitano gli uomini a non guardare in alto per cercare il Signore. La conoscenza, di cui parla anche la seconda lettura, non è una speculazione astratta su Dio, ma l’esperienza di un amore assoluto che dona speranza e forza.
Il Vangelo ci racconta di un’apparizione del Risorto in cui egli conferma la sua sovranità sul cielo e sulla terra, comanda di annunciare la salvezza, battezzare i popoli, e li rassicura sul futuro. Proprio quando si teme di non vedere più il Signore arriva la promessa: «Ecco, io sono con voi per sempre». Non fra le nubi del cielo, ma nel cuore del credente, nel mistero della Chiesa, nella Parola di Dio e nell’Eucaristia.


Elide Siviero

sabato 20 maggio 2017

Il Giorno del Signore : VI DOMENICA DI PASQUA - 2017

21 maggio 2017

La Domenica dell’espansione missionaria. Già la prima lettura ci presenta l’azione missionaria del diacono Filippo. Il vangelo ci anticipa la venuta dello Spirito Santo. Cristo ci ha promesso che non saremo orfani, ma sempre presenti nel suo cuore. La Chiesa è aperta alle periferie del mondo.

«RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE È IN VOI»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
AVVICINANDOSI a Pentecoste le letture introducono nell’attesa dello Spirito. Gesù prepara i discepoli al momento del ritorno al Padre: che ne è del loro cammino, rimangono essi orfani? Il dono dello Spirito attesta la presenza del Signore Gesù nella vita dei discepoli, realizzando l’unità tra Gesù e loro: «In quel giorno saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi». Lo Spirito è dato come “difensore” e “consolatore” in una realtà di chiusura e di autosufficienza (“mondo”) che, perché tale, non può ricevere lo Spirito di verità. Un “mondo” che si annida anche nei discepoli, ponendo obiezioni alla fede. Lo Spirito fa conoscere la verità di Gesù, rende certi del suo amore, della ragionevolezza della sequela (Vangelo).
Pietro chiede ai cristiani di rendere ragione della speranza che li anima, «con dolcezza e rispetto» del cammino altrui e «con retta coscienza», disposti a soffrire operando il bene, piuttosto che facendo il male, come Cristo (II Lettura). Lo Spirito è dato a chi è ‘“immerso” «nel nome del Signore Gesù» dà forza all’annuncio di Cristo, che dona libertà dal male e guarigione del cuore (I Lettura).

Fr. Angelo Borghino, ofmCAP

sabato 13 maggio 2017

Il Giorno del Signore : V DOMENICA DI PASQUA - 2017

14 maggio 2017

Il Vangelo è un messaggio d’amore. Dio ci ama e lo dimostra nell’opera di salvezza compiuta da Cristo, il Figlio prediletto. L’uomo deve corrispondere all’amore di Dio, dandogli tutto il cuore e amando i fratelli amati dal Padre celeste.

«SIGNORE, MOSTRACI IL PADRE E CI BASTA»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
«SIGNORE, mostraci il Padre e ci basta». L’invocazione di Filippo esprime il desiderio più profondo dell’uomo: incontrare il volto di Dio, che ogni uomo ricerca in tanti modi, oltre ogni tentativo di censura, indifferenza o negazione. Dio stesso in Gesù ci è venuto incontro tracciando la strada per incontrarlo, perché la nostra ricerca non andasse a vuoto o restasse parziale, e nel volto umano di Gesù ha mostrato il suo volto di Padre: «Chi ha visto me ha visto il Padre». Gesù è «la via» di salvezza per sperimentare quell’orizzonte di «verità» – la dimora del Padre – in cui si compie «la vita» dell’uomo.
L’apostolo Pietro ricorda che in Gesù, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, siamo stati acquistati come un popolo di pietre vive, non per trattenere il dono ricevuto, ma per «proclamare le opere ammirevoli di lui», testimoniando Gesù, via per il compimento della vita (II Lettura). Nella organizzazione della Chiesa cominciano a delinearsi il ministero della Parola affidato agli apostoli e il servizio delle mense, delegato ad alcuni diaconi, scelti dai Dodici (I Lettura).

Fr. Angelo Borghino, ofmCAP

sabato 6 maggio 2017

Il Giorno del Signore : IV DOMENICA DI PASQUA - 2017

7 maggio 2017

Ogni giorno siamo chiamati a seguire Cristo, tanto più oggi nella “domenica del buon Pastore”, giornata di preghiera per le vocazioni. Occorre seguire Cristo con sapienza e perseveranza, riconoscere la sua voce e lasciarci condurre da lui alla salvezza.

«IO SONO LA PORTA DELLE PECORE», DICE IL SIGNORE

Commento - Disegno: Stefano Pachì
OGNI anno la IV Domenica di Pasqua è dedicata al «pastore bello». Fissando lo sguardo su di lui, comprendiamo chi siamo noi: pecore che sanno ascoltare la sua voce, e fidandosi di essa si lasciano condurre fuori dai recinti delle proprie paure, delusioni, egoismi, verso i pascoli della vita. Il pastore chiama e noi ascoltiamo. Quando ascoltiamo solo noi stessi, o altre voci, rimaniamo nei recinti di morte.
In questa domenica la Chiesa celebra la Giornata delle vocazioni. Siamo invitati a pregare perché il Signore mandi operai nella sua messe, ma anche a riconoscere come la vita di ciascuno è intessuta di questa dinamica vocazionale di chiamata e risposta. Il verbo “chiamare” risuona oggi in modo significativo in tutte le letture. Nella prima, Pietro annuncia che la promessa è per tutti coloro che «chiamerà il Signore Dio nostro» (At 2,39). Sempre Pietro, (II Lettura) dichiara che siamo chiamati a fare il bene, anche quando dobbiamo attraversare una sofferenza, da sopportare con pazienza, seguendo l’esempio di Gesù. Il pastore ci chiama alla vita: seguiamolo con fiducia!


Fr. Luca Fallica, Comunità SS.ma Trinità, Dumenza

sabato 15 aprile 2017

Il Giorno del Signore : DOMENICA DI PASQUA - 2017

16 aprile 2017

Oggi, celebrando la Pasqua del Signore, cantiamo non solo per la gioia della sua risurrezione, ma anche per i molti doni che sono fioriti da questo straordinario evento: il Battesimo, il dono dello Spirito, l’eredità della figliolanza divina.

CRISTO, MIA SPERANZA, È RISORTO, ALLELUIA!

Commento - Disegno: Stefano Pachì
«MIA gioia, Cristo è risorto». Così san Serafino di Sarov, un monaco russo vissuto fra il 1700 e il 1800, era solito salutare quanti incontrava. E in quell’espressione intendeva racchiudere tutta la sua esperienza di solitudine, di sofferenza, di prova, che era stata illuminata da una certezza: Cristo è risorto! In un certo modo il cammino quaresimale ha fatto sperimentare al popolo cristiano le medesime dimensioni, orientandole alla speranza che i momenti di buio nella vita non sono mai definitivi, perché ciò che resta è la luce della risurrezione. È come un momento di nascondimento, perché si riveli la gloria di Cristo e la nostra gloria insieme alla sua (II Lettura).
In questo giorno di Pasqua, anche noi come Maria di Magdala corriamo nel buio delle vicende della vita quotidiana per trovare qualcosa che supera ogni nostra attesa: la pietra del sepolcro, al terzo giorno è rotolata e non c’è più nella tomba un cadavere, perché Cristo è il Vivente! (Vangelo). E, come gli apostoli, potremo attestare che chiunque crede in lui è perdonato e accolto nel suo amore (I Lettura).


Tiberio Cantaboni

sabato 8 aprile 2017

Il Giorno del Signore : DOMENICA DELLE PALME - 2017

9 aprile 2017

COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DEL SIGNORE IN GERUSALEMME. L’entrata di Gesù nella città santa, Gerusalemme, assume, per esplicita iniziativa del Maestro divino il segno di una pubblica manifestazione della sua regalità messianica di fronte ai discepoli, alle folle e agli avversari. Con le Palme inizia la Settimana santa di passione, morte e risurrezione.

LA FOLLA: DAGLI OSANNA PASSA AL SIA CROCIFISSO

Commento - Disegno: Stefano Pachì
L’INGRESSO di Gesù a Gerusalemme fa entrare anche noi non tanto in Gerusalemme, quanto nella celebrazione degli eventi lì accaduti: la passione e la morte di Gesù. La liturgia ci propone l’ascolto del racconto intero della passione secondo Matteo, così da avere uno sguardo sul mistero della Croce. O meglio, come scrive Paolo (II Lettura), sul mistero di colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce».
Isaia ne svela il significato (I Lettura): è la verità di accogliere la Parola di Dio, che consente alla vita di Gesù di diventare parola di salvezza, anche attraversando l’esperienza del rifiuto e della morte. Solo in Matteo al morire di Gesù si aprono i sepolcri e «molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono» (27,52). Nella morte di Gesù, il Figlio obbediente, risorgiamo e riceviamo una vita nuova. Accogliere colui che viene nel nome del Signore, come le folle di Gerusalemme, significa accogliere la vita nuova che egli viene a donarci attraverso l’offerta della propria esistenza.

Fr Luca Fallica, Comunità SS.ma Trinità, Dumenza